La Bibbia ci dice che Dio creò Adamo ed Eva a sua immagine e somiglianza (Genesi 1:27-28). Creò l’umanità perché avesse delle relazioni interpersonali, come Lui stesso esiste eternamente in una relazione personale, Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Come esseri creati a sua immagine, cerchiamo naturalmente di avere relazioni, amicizie e una comunità.

Dio non intendeva che le persone affrontassero la vita da sole o che vivessero isolate, ma che vivessero, amassero e condividessero la propria vita con gli altri (Ebrei 10:24-25). Purtroppo, tuttavia, la grande frammentazione della vita familiare e comunitaria verificatasi nella cultura contemporanea ha creato quella che è stata definita una «epidemia di solitudine».

Nel mondo odierno, l’autonomia e l’indipendenza sono incoraggiate e considerate virtù. I messaggi abituali dei mezzi di comunicazione sociale e della pubblicità, ci dicono che gli individui dovrebbero badare innanzitutto a sé stessi e cercare la propria realizzazione.

Eppure, vediamo che la solitudine e l’isolamento sono tra i grandi mali del nostro tempo. L’isolamento sociale e la solitudine rappresentano un rischio maggiore per la prosperità umana rispetto ai periodi storici precedenti, in cui esisteva una maggiore interdipendenza e la vita comunitaria era il tessuto della società. Il cristianesimo, comunque, ci insegna una via migliore.

Quando riceviamo Gesù come nostro Signore e Salvatore, veniamo adottati nella famiglia di Dio come figli di Dio per l’eternità (Efesini 2:19-22). Dio è nostro Padre e Gesù ci ha chiamato suoi amici (Giovanni 15:15). Apparteniamo alla sua chiesa, il corpo dei credenti (Romani 12:5). Queste verità inalterabili ci appartengono, in quanto cristiani, anche se ci ritroviamo a lottare per qualche tempo contro la solitudine e l’isolamento. La nostra speranza non è in questo mondo, ma nel cielo, dove faremo parte della comunità più stupefacente che si possa immaginare (Ebrei 12:22-24).

Potremmo provare un profondo senso di tristezza e disperazione quando sentiamo di essere soli al mondo e senza amici, che nessuno si preoccupa per noi personalmente o sarà presente quando ne avremmo bisogno. Davide, nella Bibbia, a volte provò un profondo senso di solitudine e invocò Dio nella sua disperazione. «Volgiti a me, e abbi pietà di me, perché io sono solo e afflitto» (Salmo 25:16). E più avanti nei salmi proclama: «Dio è padre degli orfani e difensore delle vedove nella sua santa dimora; Dio dona al solitario una famiglia» (Salmo 68:5-6).

Dio vuole che viviamo un rapporto con gli altri — perché è così che ci ha concepiti come esseri umani. Gesù ci ha insegnato l’importanza di amare il prossimo, ma il primo posto nel nostro cuore e nella nostra vita deve essere riservato a Lui (Marco 12:28-31). Solo Gesù può soddisfare la nostra anima e non ci lascerà né ci abbandonerà; nulla ci separerà mai dal suo amore (Romani 8:38-39).

Ci sono momenti in cui il Signore ci permette di provare un senso di solitudine e Lui capisce quando li viviamo (Ebrei 4:15). A volte il Signore ci permette di sentirci soli per approfondire il nostro rapporto con Lui e aiutarci a concentrarci sul nostro futuro eterno con Lui. Ci ricorda che, come dice una vecchia canzone gospel, «questo mondo non è la nostra patria, siamo solo di passaggio».

C’è una storia riguardo al famoso compositore cristiano George Matheson (1842-1906). Era profondamente innamorato e presto si sarebbe sposato, quando il suo medico gli comunicò che stava perdendo la vista e che entro sei mesi sarebbe diventato cieco. Ne fu angosciato e ritenne giusto dire la verità alla sua fidanzata e darle la possibilità di scegliere se procedere con il matrimonio.

Quando le disse che entro la data del matrimonio avrebbe perso la vista, sentì la sua mano tremare e allentare la presa. La ragazza scoppiò in lacrime e disse: «Mi dispiace tanto, George, ma non posso sposarti!” Distrutto e affranto, sentendo il mondo crollargli addosso, tornò sconfortato a casa. Solo, si sedette alla scrivania e pensò che l’unica cosa che gli era rimasta al mondo era Gesù. Poi prese un foglio e la sua vecchia penna d’oca e scrisse un inno che da allora è stato di conforto a milioni di persone:

O Amor che mai mi lascerà da solo,
l’anima stanca io riposo in te.
Ti do la vita che già ti appartiene
perché nel fondo del tuo oceano scorra
più completa e più ricca che mai!

O Gioia che mi cerchi nel dolore,
non posso chiudere il mio cuore a te.
Posso vedere l’arcobaleno nella pioggia
e sento che la promessa non è vana:
quel mattino sarà privo di lacrime.

La cosa meravigliosa dell’essere cristiani è che non sarete mai più completamente soli, qualunque cosa dobbiate affrontare in questo mondo, perché avrete sempre Gesù. Anche quando tutto il resto sarà passato, avrete sempre Gesù. Quando gli altri vi abbandoneranno o i vostri cari lasceranno questa vita, Gesù sarà sempre con voi. Gesù ha promesso: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28:20). Quando vi sembrerà che non ci sia più nulla per voi in questo mondo, avrete ancora Gesù — e Lui ci basta.

Un altro motivo per cui il Signore a volte permette ai cristiani di provare solitudine è perché possano portare ad altri il suo amore e il suo conforto.  Sono molte le persone che hanno bisogno dell’amore di Dio, come succedeva a noi prima di essere adottati nella sua famiglia. Anche tu puoi fare un passo per fede e parlare di Gesù a qualcuno oggi e aiutarlo a trovare la gioia eterna — non solo amicizia e compagnia, ma l’amore di Dio che soddisferà per sempre il suo bisogno più profondo (1 Giovanni 4:8). Se dimostrerai amore e preoccupazione per gli altri e «amerai il tuo prossimo come te stesso» (Galati 5:14), troverai pace, gioia e soddisfazione nella tua stessa vita.

Perciò, se stai vivendo un periodo di solitudine, puoi cercare un modo di assistere altri. Offriti come volontario in un ospedale, una scuola, un ricovero, in qualunque posto ci sia un bisogno. Aiuta un vicino che non può uscire di casa o sta passando momenti difficili; dai lezioni private a qualche ragazzo o aiuta un immigrato a imparare la tua lingua. Dio ha promesso che, se darete agli altri, Lui vi ripagherà. «Date e riceverete. Ciò che hai dato, ti sarà reso in pieno: pigiato, scosso insieme per fare spazio ad altro e traboccante. La quantità che dai determinerà la quantità che ti sarà restituita» (Luca 6:38).

Nel corso della vita, ogni cristiano incontra molte opportunità di essere una benedizione per gli altri. Quando lo facciamo, il fatto sorprendente è che il Signore non manca mai di ripagarci. Non si può mai dare più di Dio!

Quando passiamo dei momenti di solitudine, sappiamo, come cristiani, che solo Gesù può soddisfare i nostri desideri più intimi e profondi di amore, amicizia e compagnia. È Lui l’unico che può veramente riempire il vuoto e la solitudine che tutti proviamo in qualche momento della vita. Quando ricordiamo le bellissime promesse nella sua Parola riguardo a tutto ciò che ci aspetta nella prossima vita in cielo, questo ci aiuta a ricordare che le prove e le tribolazioni della vita presente non sono degne di essere paragonate alla gloria che ci è stata promessa in Cristo Gesù (Romani 8:18).