La ricerca della felicità è un argomento comune  sui mezzi di comunicazione, in articoli, libri, podcast, programmi televisivi e film. L’idea che si propone è che bisogna seguire i propri sogni e perseguire la propria realizzazione personale per scoprire la felicità. Come cristiani, però, abbiamo scoperto la vera fonte di una gioia duratura che può resistere alle tempeste della vita ed è una costante di fronte alle circostanze destabilizzanti del nostro mondo.

Anche se Gesù la menziona specificamente solo due volte nei Vangeli (Giovanni 17:13; Giovanni 15:11), la gioia ha pervaso gli avvenimenti della sua vita e gli insegnamenti della Bibbia. Troviamo molte menzioni ed esempi di gioia e di allegria, sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. Nel libro di Neemia leggiamo che «la gioia del Signore è la nostra gioia» (Neemia 8:10) e nei Salmi leggiamo della gioia della sua salvezza e della «abbondanza di gioia» che troviamo alla sua presenza (Salmi 51:12; 16:11).

La Bibbia ci insegna che il regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo (Romani 14:17). Quando l’apostolo Paolo elenca i frutti dello Spirito, la gioia è elencata subito dopo l’amore (Galati 5:22–23). Chiaramente la gioia è una parte importante della nostra vita cristiana. Ma cos’è esattamente la gioia di cui si parla qui?

In italiano gioia e felicità sono per lo più considerati sinonimi. Le parole greche usate nel Nuovo Testamento per gioia e felicità non hanno un significato altrettanto simile l’una all’altra e i termini greci che esprimevano il concetto di felicità non sono usati molto spesso. Il Dizionario del Nuovo Testamento e dei suoi sviluppi definisce la gioia come «un atteggiamento mentale composto e contrassegnato dalla pace» e «un modo fiducioso di vedere la vita, radicato profondamente nella fede, con un’acuta consapevolezza e fiducia nel Dio sovrano che si è rivelato in Gesù Cristo».

Qual è, dunque, la base di quella gioia? È radicata nella nostra salvezza, ottenuta per noi dalla vita, morte e risurrezione di Gesù, e nella consapevolezza che i nostri nomi sono scritti in cielo (Luca 10:20). Abbiamo gioia – ci rallegriamo – perché abbiamo la speranza di un’eredità eterna e Dio ce ne ha dato una caparra mediante il suo Spirito nei nostri cuori (2 Corinzi 1:22).

Possiamo provare gioia perché abbiamo una visione a lungo termine, sapendo che, qualsiasi difficoltà o contrattempo incontriamo in questa vita, vivremo con Dio in eterno. Vediamo un esempio del guardare al di là delle prove presenti di questa vita verso quello che ci aspetta nell’eternità, in Gesù, «il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio» (Ebrei 12:2).

Proviamo gioia a causa della presenza di Dio nella nostra vita grazie a Gesù, che prese aspetto umano e abitò in mezzo a noi (Giovanni 1:14). Quando leggiamo i racconti della nascita di Gesù, l’intero evento è colmo di gioia. Quando Elisabetta udì la voce di Maria, suo figlio (Giovanni Battista) diede un balzo di gioia nel grembo di sua madre (Luca 1:44). L’angelo che apparve ai pastori nella notte della nascita di Gesù, proclamò: «Non temete, perché vi annunzio una grande gioia che tutto il popolo avrà” (Luca 2:10); e quando i Magi videro la stella, «si rallegrarono di grandissima gioia» (Matteo 2:10). La presenza di Dio porta gioia a quelli che credono in Lui.

La presenza di Dio diventa parte della nostra vita quando siamo ricolmi dello Spirito Santo e anche lo Spirito è collegato alla gioia. «I discepoli erano ripieni di gioia e di Spirito Santo» (Atti 13:52); «Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo» (Romani 15:13). Adorare e lodare il Signore evoca gioia in noi. «Dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Luca 24:52).

Qual è la fonte della nostra gioia? La nostra gioia si basa sulla fede negli insegnamenti della Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse. Dio è il nostro Creatore e creò l’umanità a sua immagine (Genesi 1:26-27). Anche se l’umanità si è alienata da Lui a causa dei nostri peccati, possiamo redimerci e riconciliarci a Dio mediante la morte di Gesù sulla croce, che permette il perdono dei nostri peccati quando crediamo e riceviamo Gesù nel nostro cuore. Possiamo così «rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti», ottenendo un’eredità incorruttibile e inalterabile che sarà conservata per noi in cielo (1 Pietro 1:3–5). Il cielo, il paradiso, è descritto come un luogo di gioia, amore e pace eterni, dove non ci saranno più lutto, dolore, sofferenza o solitudine (Apocalisse 21:4).

La gioia del Signore non dipende dalle nostre circostanze; può fiorire anche nei momenti di lutto, dolore e sofferenza. La Bibbia dice che «ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni» (Romani 5:2-3). Non è facile gioire in mezzo alle sofferenze, né ci viene naturale essere pieni di gioia e costantemente allegri. Tuttavia, dobbiamo «rallegrarci sempre nel Signore» (Filippesi 4:4).

Quando le onde, i venti e le tempeste della vita ci assalgono, possiamo provare gioia nel sapere che Dio ha un piano e un progetto per la nostra vita, anche quando noi non possiamo vederlo. Possiamo trovare conforto e fede per sopportare le difficoltà e avere la vittoria quando volgiamo lo sguardo alle promesse della Parola di Dio. Quando leggiamo la Bibbia, lo Spirito di Dio usa la sua Parola per parlare al nostro cuore, per consolarci, guidarci e darci fede e speranza, che sono i primi passi verso la gioia.

Coltiviamo la gioia riponendo la nostra fiducia in Dio e ubbidendo a Lui e alla sua Parola, così che la sua gioia dimorerà in noi e sarà completa (Giovanni 15:10-11). Facciamo aumentare la nostra gioia quando in noi aumenta la gratitudine in qualunque situazione possiamo trovarci e «in ogni cosa rendiamo grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di noi» (1 Tessalonicesi 5:18).

Indipendentemente da che le circostanze presenti siano piacevoli o spiacevoli, dobbiamo essere grati. Ciò non significa che dobbiamo essere grati per le circostanze difficili, ma che dobbiamo ringraziare Dio in ogni circostanza, buona o cattiva che sia. Possiamo essere grati perché abbiamo la certezza che il Signore opera per il nostro bene nelle circostanze presenti e sappiamo che non ci darà pesi troppo grandi da portare e che la sua grazia è sufficiente e ci consente di portarli (2 Corinzi 12:9).

La gioia è una conseguenza  della costante presenza di Dio nella nostra vita – del suo amore, delle sue benedizioni e della sue promesse, del rapporto che abbiamo con Lui e del privilegio di essere suoi figli (Giovanni 1:12-13). Riconoscere le benedizioni divine ed esserne grati ci aiuta a vivere la sua gioia tutti i giorni e ad avere un atteggiamento positivo nei riguardi della vita. Quando lo ringraziamo e lo lodiamo, proviamo la gioia che è la nostra eredità in Cristo e la nostra forza.