Nel corso degli anni ho imparato che camminare con il Signore è tutt’altro che prevedibile. Il terreno che attraversiamo con Lui può variare di giorno in giorno. Ci conduce davvero in molti “pascoli verdeggianti”, dove è impossibile dubitare della sua presenza e le sue benedizioni piovono su di noi in abbondanza, dove non esistono fame né sete e nulla ci manca.

Ci sono anche deserti e lande desolate che fanno sembrare la vita un lungo periodo di siccità, un percorso interminabile. Nudità e desolazione si estendono per chilometri. Il calore soffocante del sole picchia senza misericordia su di noi e il suo bagliore minaccia di renderci ciechi alla presenza del nostro Creatore e compagno costante. E ci chiediamo se valga la pena di continuare.

Ho sperimentato il cambiamento drastico e improvviso da un pascolo verde a una landa desolata. Tuttavia, nonostante il tedio del viaggio, posso affermare con fermezza che i periodi in cui ho vagato nel deserto sono serviti ad arricchire la mia vita più di qualsiasi altro momento.

Durante uno di questi cambiamenti repentini, la prima reazione è stata chiedermi: Com’è successo? Come sono finito in questa situazione? Ma parlando con altri e leggendo le opere di altri compagni di viaggio sulla strada della fede sono arrivato a capire, con grande sollievo, che i periodi di aridità spirituale non sono esperienze insolite.

I sintomi di quest’aridità variano di persona in persona. Nel mio caso, il fuoco e la passione con cui mi dedicavo al lavoro del Signore si erano considerevolmente smorzati. Ciò era dovuto in parte all’apparente declino di progressi visibili. Mi sembrava di lavorare e sfacchinare senza arrivare da nessuna parte. La presenza di Dio sembrava distante; il suono della sua voce era sparito. Diventava un compito noioso anche solo il mettere un piede davanti all’altro.

Nello sforzo di distogliere cuore e mente dall’autocommiserazione in cui ero quasi caduto, ho cominciato a ripensare alla mia vita e a tutti i modi stupendi in cui il Signore mi ha aiutato. Ho pensato alle molte lezioni che ho imparato negli anni e che mi hanno fatto da salvagente.

Facendo questo, mi sono ricordato del mio amore per la scrittura, una cosa che volevo intraprendere da anni ma avevo rimandato. Senza pensarci due volte mi sono messo all’opera. Più scrivevo, più mi sentivo realizzato. Scrivere si è dimostrato sorprendentemente terapeutico per la mia vita spirituale. Mi sono ricollegato a Gesù, che mi ha ispirato a scrivere dell’altro. Più scrivevo, più mi avvicinavo a Lui. So che, se non fosse stato per il viaggio nel deserto che mi ha fatto cadere in ginocchio, non avrei mai riscoperto e tantomeno intrapreso la vocazione di scrittore che il Signore mi ha dato. Questa vocazione si è davvero rivelata il mio tesoro nel deserto.

Mi viene in mente Giovanni Battista, che passò anche lui diverso tempo nel deserto prima della sua missione di preparare il cammino per l’arrivo del Messia, Gesù.1 Indubbiamente a volte deve essersi stancato dei suoi “vagabondaggi nel deserto”. Immagina di vivere con una dieta a base di “locuste e miele selvatico”.2 Ma fu il tempo passato nel deserto a prepararlo per realizzare la chiamata a cui Dio lo aveva preparato.

Anche se a volte mi ritrovo ancora in quei momenti nel deserto, proseguo il viaggio, trovando conforto nel fatto che non sono solo. Il mio Creatore e migliore Amico cammina al mio fianco e mi indica la strada. Trovo grande conforto nella sua promessa: «Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa».3

Se ti ritrovi in mezzo a un deserto, non scoraggiarti. Resisti nella fede e riposa nel sapere che «l’uomo che cammina con Dio arriva sempre a destinazione». Oltretutto, il tuo viaggio nel deserto potrebbe condurti a tesori che non troveresti da nessun’altra parte.


  1. Vedi Luca 1,80
  2. Vedi Matteo 3,4
  3. Isaia 43, 19