Era quasi il tramonto e stavo camminando in fretta verso la stazione degli autobus dopo una giornata estenuante al lavoro. Sapevo per esperienza che l’autobus non passava molto spesso e non volevo perderlo.

Di fronte al mini-market c’era un ragazzo che indossava occhiali da sole alla moda e un completo nero di lusso. Aveva un taglio di capelli con scanalature rasate ai lati della testa, sopra le orecchie. Con quegli occhiali e quella posa aveva l’aspetto di un aspirante guardia del corpo.

Vederlo mi ha fatto sorridere, ma mi ha anche riportato alla mente un episodio avvenutomi quando ero ragazzo. Stavo gironzolando con i miei amici del quartiere, quando un nostro amico è arrivato a tutta velocità sul suo scooter nuovo, frenando improvvisamente davanti a noi. Era un tipo davvero mitico! Con il suo modo di camminare e di parlare, perfino con i suoi vestiti e i suoi capelli coperti di gel, stabiliva la moda per tutto il nostro gruppo.

«Vuoi fare un giro?» mi ha chiesto, con un tono che mi ha fatto sentire «uno della banda». Mi ricordo che mentre mi porgeva il manubrio della moto ho pensato che non m’importava niente di non saperla guidare. Riuscivo solo a pensare alla sensazione fantastica che avrei avuto – come l’eroe di un film, che cavalca verso il tramonto mentre passano i titoli di coda, con una canzone dal ritmo fantastico e dei giri di chitarra pazzeschi. Al mio ritorno avrei tirato i freni a pochi centimetri dai miei amici, che avrebbero detto: «Sei forte!»

Purtroppo non è successo così. Ho dato una sgasata e ancora prima di accorgermene io e la moto eravamo sfrecciati dall’altra parte della strada, sbattendo contro un’auto in sosta. Naturalmente i miei amici rimasero stupefatti e inorriditi, più che impressionati, e mentre osservavo una macchia d’olio formarsi davanti ai miei piedi, mi sono sentito completamente sgonfiato, come un pallone appena bucato.

La prima cosa che ho fatto appena arrivato a casa è stata trascinarmi in camera mia e crollare sul letto completamente vestito. Ho dormito un giorno intero per smaltire l’incidente. Era l’unica cosa che potesse farmi star meglio.

Dieci anni dopo questa umiliazione, ho avuto un altro spiacevole infortunio. Una terribile mattina…

I ragazzi stanno facendo troppo rumore! — ho pensato, mentre giravo il volante sulle curve di una strada di montagna. Le risate sul sedile posteriore sono aumentate di volume e ho cominciato a irritarmi sempre di più. Dovrei davvero dire qualcosa! Poi ho sentito uno dei bambini gridare: «Adesso lo butto fuori dal finestrino!»

Istintivamente ho girato la testa e in quello stesso istante ho udito l’orribile suono di metallo e plastica che si accartocciavano. Nell’altra corsia stava arrivando qualcuno e naturalmente avevo svoltato proprio davanti a lui.

Gli incidenti d’auto hanno qualcosa di strano. Non c’è una musica inquietante. Non ci sono luci sfolgoranti né fumo nero. Senti solo: «Crash!»

Alla stazione di polizia mi sono seduto davanti a un poliziotto giovane che ha annotato i dettagli dell’incidente, chiedendo il mio assenso verbale dopo ogni frase. L’autista dell’altra auto era seduto di fianco a me e mi fissava, annuendo.

Poi una poliziotta mi ha fatto una foto per confermare che ero io al volante. Non avevo nemmeno avuto il tempo di sistemarmi la camicia o assumere un’espressione meno abbattuta. Non era esattamente un momento da immortalare.

Mi ricordavo di aver pagato una polizza kasko, così sono riuscito a non cadere nel panico lì alla stazione di polizia. Più tardi, però, quando ho parlato al telefono al mio assicuratore, ho scoperto che la polizza avrebbe coperto solo parte delle spese e che avrei dovuto sborsare seicento dollari! Per giunta stavamo traslocando. Inutile dire che mi sono sentito davvero a terra.

Quella notte, mentre ero a letto, ho provato di nuovo quella sensazione di nausea allo stomaco che conoscevo bene. Mi sono nascosto dal mondo sotto le coperte. Volevo solo dormire. In questo incidente, però c’era qualcosa di diverso da quello della mia adolescenza. Questa volta avevo il conforto di una moglie affettuosa e di un rapporto più stretto con un Amico che non mi lascia mai.

«Vuoi che preghi per te?» ha sussurrato dolcemente mia moglie. Ho fatto cenno di sì.

Mentre pregava, sollievo e conforto hanno riempito il mio cuore. Anche il mio stomaco ha cominciato a stare molto meglio.

Mi sono ricordato di Re Davide, nella Bibbia, che deve essersi sentito piuttosto giù dopo alcune serie collisioni nella sua vita pubblica e personale. Il suo gesto scandaloso di «rubare la moglie d’altri» deve essere stato umiliante.1 1 Sensi di colpa e scoraggiamento devono averlo tormentato anche per la mancanza di controllo sui suoi figli Assalonne e Adonia, adorati ma ribelli.2 2 Non riesco nemmeno a immaginarmi le critiche e le accuse che deve aver ricevuto quando Dio giudicò l’intera nazione a causa del suo peccato.3 3

Tuttavia furono questi stessi fallimenti — non l’uccidere giganti o sconfiggere Filistei — a insegnare a Davide una verità umiliante ma liberatrice: che senza Dio siamo tutti un macello.

Una volta confessò: «L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto».4 4

È come quella citazione che avevo imparato a memoria e che mi ha incoraggiato dopo alcuni dei miei errori più stupidi: «Confessare continuamente a noi stessi che disastro siamo ci aiuta a evitare quello spirito d’orgoglio che ci fa criticare e condannare gli altri».

Gesù ci ha fatto così come siamo, errori e tutto, e ci ama lo stesso!

Una volta incoraggiò l’apostolo Paolo dicendogli: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».5 5

Se ti ritrovi anche tu a rischiare l’insuccesso, non sgomentarti! C’è un Amico che non ti lascerà mai, ma ti aiuterà a resistere alle sirene dello scoraggiamento e della disperazione, riconducenti al riparo della sua consolazione, della sua accettazione e del suo perdono.

*  *  *

È impossibile vivere senza qualche insuccesso ogni tanto; a meno di vivere così cautamente che non vale nemmeno la pena di farlo, nel qual caso l’insuccesso è già garantito. —J. K. Rowling (n. 1965)

Dobbiamo insegnare alle persone ben istruite che l’insuccesso non è una disgrazia e che non devono analizzare ogni insuccesso per trovarne la causa. Devono imparare a fallire con intelligenza, perché l’arte dell’insuccesso è una delle arti più grandi. —Charles Kettering (1876–1958)

Continua a credere e a fallire. Ogni volta che fallisci, ricomincia da capo e diventerai sempre più forte, finché non avrai realizzato uno scopo — forse non quello che ti eri prefissa, ma uno che sarai contenta di ricordare. —Anne Sullivan (1866–1936)

Sono molto orgoglioso delle benedizioni che Dio ha riversato sulla mia vita. Mi ha fatto capire sinceramente che si può cadere, ma ci si può anche rialzare. Spero d’imparare dai miei errori e di avere l’opportunità di migliorare la prossima volta che farò qualcosa. —Martin Lawrence (n. 1965)


  1. Vedi 2 Samuele 11
  2. Vedi Samuele 15; 1 Re 1
  3. Vedi 2 Samuele 24
  4. Salmi 34,18
  5. 2 Corinzi 12,9 NR