Spesso, per scoprire dov’è una cosa, bisogna scoprire dove non è. Mi sono reso conto di questo contrasto qualche tempo fa, mentre guardavo due film-documentario. Uno era Il mondo segreto dei pirati, sulla “età d’oro della pirateria” ai principi del ‘700; l’altro era Un amico straordinario, con Tom Hanks nei panni di Fred Rogers, il pastore presbiteriano che creò e presentò la serie televisiva prescolastica Mister Rogers’ Neighborhood (Il quartiere di Mister Rogers) dal 1968 al 2001.

Per cominciare, parla dei bucanieri. Sembra che nessuno si stanchi di sentire storie di pirati. Spesso la loro feroce crudeltà e la loro vita dura vengono ignorate e questi avventurieri vengono dipinti come eroi romantici, una specie di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Effettivamente sembra che molti pirati giustificassero la loro violenza dipingendosi come vendicatori delle ingiustizie: «[I ricchi] rubano ai poveri con il favore della legge e noi deprediamo i ricchi con la protezione del nostro coraggio».1 Nonostante la scusa dell’altruismo, in generale erano dei tagliagole, degli assassini e dei saccheggiatori.2

Secondo una classifica della rivista Forbes, uno dei pirati di maggior successo, Sam Bellamy (1689-1717), fu quello che guadagnò di più, con un reddito netto di 142,5 milioni di dollari. A ventotto anni, dopo un solo anno della sua carriera di pirata, aveva già saccheggiato 53 navi e aveva appena catturato la Whydah, una nave negriera inglese di prima classe che aveva scaricato 312 schiavi e aveva a bordo una fortuna in oro, indaco, avorio e altre merci preziose. La sua nave e altre due che aveva catturato navigavano appesantite lungo la costa orientale americana. Bellamy era diretto a Eastham, nel Massachusetts, dove viveva la sua amata, Mary Hallet.

A quel punto il tempo cambiò e il cielo fu squarciato da fulmini. La pioggia e la nebbia impedivano la visibilità. Ancora peggio, i venti di burrasca cambiarono direzione e spinsero le navi verso la costa traditrice e gli scogli di Capo Cod. Onde di nove metri spazzavano i ponti e trascinavano via tutto ciò che non era assicurato.

Dopo diverse ore in cui la ciurma disperata fece il possibile per salvarsi, la Whydah si innalzò sulle onde, scivolò di poppa e andò in mille pezzi ai piedi della scogliera. La risacca risucchiò tutto in mare. Samuel Bellamy e circa altri 160 uomini morirono.

Dove sono adesso queste immense ricchezze? Nel 1984, dopo aver riposato negli abissi per 267 anni, il relitto fu scoperto. Oggi, circa 100.000 reperti del naufragio sono visibili nel museo Expedition Whydah di Provincetown, Massachusetts. Il recupero e la conservazione del tesoro sono ancora in corso.3

In marcato contrasto con l’esistenza di Samuel Bellamy possiamo vedere la vita e le opere di Fred Rogers, originario di Pittsburgh, in Pennsylvania, mia città natale. Durante una visita a casa per Pasqua, Fred vide un programma televisivo per bambini in cui c’erano persone che si tiravano torte in faccia. Da buon ottimista, era sicuro che la TV potesse fare di meglio. Fu un momento di rivelazione che spinse la sua vita in una direzione nuova.

Rogers riteneva di avere il mandato di aiutare i bambini a sviluppare empatia, comprensione e bontà. I suoi programmi trattavano di argomenti difficili usualmente affrontati dai bambini, come bullismo, famiglie miste e gestione della rabbia mediante il controllo delle emozioni negative e l’incoraggiamento di quelle positive.

Benché fosse un pastore cristiano, nei suoi spettacoli non predicava, preferendo comunicare l’amore di Dio con l’esempio. Dwight L. Moody lo chiamava il «vangelo rilegato in pelle di scarpe»; nel caso di Fred era un «vangelo con un maglione rosso».

Nel corso degli anni rimase profondamente vincolato ai valori del Nuovo Testamento. Seguiva l’esempio di Gesù nell’accogliere i bambini così come sono, incoraggiandoli ad amare il prossimo e se stessi in tutti i modi possibili. Come diceva, «ci sono molti modi per dire ti voglio bene».

La personalità di Fred fuori dallo schermo non era diversa dal personaggio e dai pupazzi del suo programma. Per molti anni rispose personalmente alle lettere che riceveva dai suoi giovani spettatori (da cinquanta a cento al giorno). Lavorò all’interno delle carceri per creare spazi adatti ai bambini per le visite familiari, fece parte dei consigli d’amministrazione di vari ospedali per minimizzare i traumi nella cura dei bambini, fece visita a persone malate o morenti e scrisse innumerevoli lettere a persone sole.

Nei momenti tragici, la gente spesso trovava conforto nei consigli di Rogers. «Accompagnò i bambini americani — e credo anche gli americani in genere — attraverso periodi molto turbolenti e difficili: dalla guerra in Vietnam e l’assassinio di Robert Kennedy nel 1968 agli attacchi dell’11 settembre nel 2002».4

Uno dei suoi concetti fondamentali era che va bene avere emozioni d’ogni tipo, ma che i sentimenti negativi non sono mai una scusa per un cattivo comportamento. Se ci arrabbiamo, possiamo imparare ad affrontare la situazione e parlarne con i nostri cari, per non fare del male a noi stessi o agli altri. Rogers lo chiamava «crescere dentro».5

Fred Rogers venne a mancare nel 2003, a 74 anni, ma la sua eredità continua a vivere ancora oggi in tanti modi: «Rogers divenne una fonte di consigli per la cura dei figli. Fu un oracolo intramontabile su uno sfondo di tendenze filosofiche e culturali in continuo cambiamento».6

Due vite, distanti anni e su poli opposti nella loro influenza. Ci fanno riflettere su quale sarà il nostro lascito. Mi chiedo cosa ci direbbe oggi Rogers. Indubbiamente qualcosa che ha già detto:

«In ultima analisi, non sono gli onori, i premi o le apparenze sofisticate della vita a nutrire la nostra anima. È il sapere che possiamo essere degni di fiducia, che non dobbiamo aver paura della verità, che il fondamento della nostra vita è buono. Come esseri umani, il nostro compito nella vita è aiutare le persone a rendersi conto che ognuno di noi è raro e prezioso; che ognuno ha qualcosa che nessun altro ha o avrà mai, qualcosa di interiore che è unico in ogni momento. È nostro compito incoraggiarci a vicenda a scoprire quell’unicità e a fornire i mezzi per svilupparne l’espressione. Abbiamo tutti dei talenti diversi, così tutti abbiamo modi diversi di dire al mondo chi siamo».

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Che vantaggio c’è se uno guadagna tutto il mondo, ma poi perde la sua anima? C’è forse qualcosa che valga più dell’anima? —Marco 8,36-37 BdG

Ho visto qualcosa di terribilmente ingiusto. Le persone s’arricchiscono, ma non ne traggono alcun beneficio. Improvvisamente perdono tutto in un cattivo affare e non hanno più niente da lasciare ai figli. Sono entrate in questo mondo nude e, quando moriranno, saranno altrettanto nude. Non possono portare niente con sé e non avranno niente da mostrare per tutto il loro lavoro. È terribilmente ingiusto. Lasciano il mondo così come vi sono entrate. Non traggono alcun profitto dall’aver corso dietro al vento. —Ecclesiaste 5,13-16 CEV


  1. Samuel Bellamy al capitano Beer, comandante della nave che aveva appena catturato.
  2. N.d.E.: “Jolly Roger” è il tradizionale nome inglese della bandiera che identificava una nave pirata in procinto di attaccare. (Cortesia di Wikipedia.)
  3. N.d.E. È possibile fare una visita virtuale del museo su https://www.youtube.com/watch?v=iJqii1-2_xs.
  4. Robert Thompson dell’Università di Syracuse
  5. N.d.E. È possibile vedere un episodio di Mister Rogers’ Neighborhood su https://www.youtube.com/watch?v=e19QPakOGb0.
  6. Caitlin Gibson, The Washington Post