Cinea era un antico uomo politico greco, amico di Pirro, re dell’Epiro, considerato uno dei più grandi generali dell’antichità. Dopo aver dedicato diversi decenni a rendere sicuri i suoi possedimenti, era inevitabile che il re rivolgesse la sua attenzione alle potenze emergenti di Roma e Cartagine, a occidente della Grecia.

A quanto si dice, Cinea cercò di dissuadere Pirro dal fare vela verso l’Italia e lo sollecitò ad accontentarsi di ciò che aveva già. «Se gli dei ci permettessero di sconfiggerli», chiese Cinea, «che vantaggio trarremmo dalla vittoria?»

«Dopo aver sconfitto i Romani, nessuna città in Italia sarà in grado di resisterci».

«E una volta che avremo l’Italia, cosa succederà?»

«La Sicilia è un’isola ricca e dovrebbe essere facile da conquistare», disse Pirro.

«Questo metterà fine alla guerra?»

«Ovviamente no. A quel punto Cartagine sarebbe a portata di mano», disse Pirro. «Dopo aver preso Roma e Cartagine, chi mai oserà opporsi?»

«E poi cosa faremo?»

«E poi, caro Cinea, ci rilasseremo, mangeremo, berremo e passeremo il tempo in piacevoli conversazioni».

Cinea arrivò al punto cui mirava: «Cosa ci impedisce di farlo adesso, senza causare altre traversie a noi stessi e ad altri?»

Pirro e Cinea finirono per sbarcare in Italia, ma purtroppo, nonostante diversi successi — che diedero origine all’espressione «vittoria di Pirro» per indicare una vittoria che infligge danni devastanti al vincitore ed equivale a una sconfitta, ostacolando ulteriori progressi — non ottennero mai la pace a cui il re si era riferito.

È facile perdere l’opportunità di apprezzare e gustare le cose buone che abbiamo e affannarci invece a raggiungere obiettivi terreni che ci fanno perdere di vista il regno di Dio1 e le cose che ci porterebbero davvero pace e appagamento. La storia di Pirro dovrebbe servirci da lezione su come investire nelle cose che contano davvero.


  1. Vedi Romani 14,17