Senza dubbio nella vita ci sono molte cose più facili a dirsi che a farsi. Spesso è molto più facile impegnarsi a parole che intraprendere un’azione. Le parole, però, se non si traducono in fatti, possono essere vuote e inutili.

Gesù ha avuto molto da dire su questo argomento: «Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli».1

Da piccolo provavo grande piacere a correggere famigliari e amici e sparare sentenze. La maggior parte delle volte, però, gli ultimi a ridere erano loro, perché spesso mi capitava di fare l’opposto di ciò che predicavo. Più di una volta mi hanno detto: «Devi imparare a dar retta ai tuoi stessi consigli».

Una volta, quando avevo circa nove anni, io e i miei compagni di scuola stavamo preparando una canzone per uno spettacolo di Natale. Doveva essere una sorpresa speciale per chi vi avrebbe assistito e c’era stato detto di non parlarne a nessuno. Io continuavo a ripeterlo ai miei compagni, ma un giorno, davanti a persone che avrebbero fatto parte del nostro pubblico, cominciai a parlare della canzone con qualcuno. Uno dei ragazzi saltò su: «Perché continui a dirci di non parlarne, se nemmeno tu riesci a tenere la bocca chiusa?» E tutti sono scoppiati a ridere.

Per quanto la cosa fosse imbarazzante, fu la mia prima grande lezione sul tradurre le parole in fatti.

Un’altra cosa che può dar fastidio alla gente è il vantarsi, specialmente se non c’è niente che lo giustifichi. Quando ho cominciato a comporre delle canzoni, a tredici o quattordici anni, continuavo a vantarmi del mio nuovo “talento”. Quando però mi chiedevano di suonare la mia canzone davanti agli altri, mi tiravo indietro e rifiutavo. Mia madre mi ha dato un buon consiglio: «Se non vuoi far sentire le tue canzoni agli altri, smettila di vantarti».

Gesù ha illustrato l’importanza di confermare le nostre parole con i fatti nella sua famosa parabola dei due figli.

«Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella mia vigna”; ma egli rispose e disse: “Non voglio”; più tardi però, pentitosi, vi andò. Poi, rivoltosi al secondo gli disse la stessa cosa. Ed egli rispose e disse: “Sì, lo farò signore”, ma non vi andò».2

Anche se a parole il primo figlio all’inizio disubbidì, in seguito cambiò idea e fece ciò che il padre voleva. La promessa del secondo figlio di ubbidire a suo padre si rivelò vana, perché non la mantenne.

Nella sua prima epistola, Giovanni ci dice: «Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità».3

Quando avevo quattordici anni, ho conosciuto una signora, una donna di fede che all’epoca lottava contro il cancro e non si aspettava di vivere a lungo. Ho accompagnato mio padre per farle una breve visita in ospedale. Era la prima volta che mi capitava di trovarmi faccia a faccia con una persona così malata ed ero incerto su cosa dire e cosa fare. Per questo, dopo i saluti iniziali, sono rimasto seduto accanto al suo letto e le ho tenuto una mano, senza dire niente. In seguito mi sono sentito in colpa per non aver cercato di essere un po’ più espressivo e comunicativo.

Per miracolo quella signora ce l’ha fatta ed è ancora viva oggi. L’ultima volta che abbiamo parlato di quella visita all’ospedale le ho chiesto scusa per essere rimasto in silenzio tutto il tempo. Mi ha risposto: «Non preoccuparti. Hai fatto la cosa giusta. Tutti gli altri che venivano a trovarmi mi bombardavano di consigli su cosa mangiare e cosa no. Anche se sapevo che le loro intenzioni erano buone, mi sono stancata di quei continui consigli. Quando sei venuto a trovarmi quel giorno e sei rimasto lì seduto tenendomi per mano, il tuo silenzio è stato un conforto e un sollievo».

La formula per assicurarsi che le nostre parole corrispondano alle nostre azioni e diffondano la luce di Dio su chi ci sta intorno è semplice: traduci le parole in fatti. Verifica le tue convinzioni e i tuoi principi, poi mettili in pratica ogni giorno.

Come dice quella canzone di Steven Curtis Chapman:

Puoi correre con i pezzi grossi
puoi volare con le aquile
puoi fare salti mortali
e salire fino in cima alla scala
ma alla fine dei conti
tutto si riduce a parlare coi fatti.4

Confermiamo le nostre parole con i fatti!


  1. Matteo 5,19
  2. Matteo 21,28-30
  3. 1 Giovanni 3,18 NR
  4. “The Walk”, di Steve Curtis Chapman