Per molti di noi, un aspetto importante del Natale è ricordare la storia della nascita di Gesù, con presepi viventi e rappresentazioni, letture della storia del primo Natale nella Bibbia, o cantando inni e canzoni sulla sua nascita. Celebrando la stagione natalizia ricordiamo la storia da cui hanno avuto origine tutte queste cose.

Quando leggiamo dei pastori, dei saggi, della mangiatoia e della stella, veniamo collegati a diversi aspetti della nascita del nostro Salvatore. Osservando il contesto della nascita di Gesù, scopriamo che nell’Antico Testamento sono menzionati diversi eventi che trovano eco nei racconti della Natività secondo i Vangeli. Renderci conto di questi collegamenti ci aiuta ad approfondire la nostra comprensione e la nostra riconoscenza per l’opera svolta da Dio nel realizzare il suo piano per la nostra salvezza.

Uno di questi aspetti della storia si riferisce all’annuncio dato a Maria di essere stata scelta come madre del Figlio di Dio.1 Secondo le usanze dell’epoca, Maria era fidanzata a Giuseppe, cioè era considerata legalmente sposata a lui anche se non c’era stata una cerimonia nuziale e il matrimonio non era stato consumato. Due volte Luca menziona nel suo Vangelo che Maria era vergine.

L’angelo Gabriele fa a Maria un annuncio sorprendente:

«Ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».2

Sei mesi prima l’angelo era apparso a Zaccaria, marito della cugina di Maria, Elisabetta, mentre era nel tempio a Gerusalemme. Gli aveva annunciato che anche Elisabetta avrebbe avuto un figlio. A Zaccaria Gabriele aveva detto:

«Ed egli sarà per te motivo di gioia e di allegrezza, e molti si rallegreranno per la sua nascita. Perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà né vino né bevande inebrianti e sarà ripieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre. E convertirà molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio. E andrà davanti a lui nello spirito e potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto”.3

Entrambi gli annunci erano stati fatti da un messaggero celeste; entrambi spiegavano che i rispettivi figli sarebbero nati in situazioni che richiedevano un intervento divino, perché Maria era vergine ed Elisabetta era anziana e sterile.

A Maria fu detto di chiamare suo figlio Gesù; le istruzioni date a Zaccaria dicevano di chiamare suo figlio Giovanni.4 Zaccaria fu turbato e impaurito dall’apparizione dell’angelo; lo stesso avvenne a Maria. A entrambi fu detto di non avere paura.

Gli annunci della nascita di Giovanni Battista e di Gesù seguono uno schema simile a quello delle storie raccontate nell’Antico Testamento a proposito della nascita di Ismaele, Isacco e Sansone. Alcuni degli aspetti che queste storie hanno in comune includono un’apparizione dell’angelo di Dio (o di Dio stesso); timore, stupore o prostrazione davanti all’angelo o al messaggero; un messaggio divino; l’obiezione alla possibilità che la cosa avvenga o la richiesta di un segno; la concessione di un segno.

Possiamo vedere questo schema nella storia di Agar, la madre di Ismaele, quando fu trovata nel deserto dall’angelo del Signore. L’angelo la chiamò per nome e disse: «Agar, dove vai?» Poi aggiunse: «Ecco, tu sei incinta e partorirai un figlio, e lo chiamerai Ismaele. E abiterà alla presenza di tutti i suoi fratelli».5

Vediamo uno schema simile anche nella storia di Abramo e di sua moglie Sara, che era sterile. Dio disse ad Abramo, che aveva già novantanove anni, che gli avrebbe dato un figlio e che lui avrebbe dovuto chiamarlo Isacco. Gli disse anche che avrebbe stabilito il suo patto con Isacco e i suoi discendenti.6

Un altro aspetto della storia degno di nota è il miracolo di come queste donne rimasero incinte. Sara ed Elisabetta erano sterili e anziane. Nessuna delle due sarebbe stata in grado di concepire senza l’intervento divino. Per ogni coppia ci fu una nascita miracolosa, proprio come Dio aveva detto.

Per Maria fu diverso. Era una vergine. Anche se nelle precedenti nascite miracolose vediamo la potenza divina operatrice di miracoli, nell’Antico Testamento non troviamo alcun esempio di una donna che fosse rimasta incinta pur non essendo mai stata con un uomo. Mentre Sara ed Elisabetta superarono vecchiaia e sterilità per un miracolo di Dio, la gravidanza di Maria avrebbe richiesto una manifestazione completamente nuova della potenza creatrice di Dio.

Maria chiese all’angelo come poteva succedere e lui le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio».7

Invece di un superamento divino di qualche impedimento fisico, come la sterilità o la vecchiaia, questo avrebbe richiesto un atto di creazione completamente nuovo e unico da parte di Dio.

Un altro esempio degli echi dell’Antico Testamento nella storia della Natività è il riferimento contenuto nell’annuncio a Maria alla profezia che Nathan aveva dato riguardo alla progenie di re Davide, mille anni prima. Questa profezia era essenziale per ciò che Israele si attendeva dal Messia. Parte di questa profezia diceva: «Io renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io sarò per Lui un padre ed Egli mi sarà un figlio. La tua casa e il tuo regno saranno resi saldi per sempre».8

La speranza e le attese del popolo ebraico ai tempi della nascita di Gesù erano che un messia — un normale essere umano — sarebbe stato unto da Dio e sarebbe sorto in Israele come re e governante. Nessuno si prospettava che il messia fosse il Figlio di Dio.

Comunque, l’arcangelo Gabriele, usando termini simili alla profezia di Nathan, dichiarò che il figlio di Maria sarebbe stato grande, che Dio gli avrebbe dato il trono di Davide per sempre, che il suo regno non avrebbe avuto fine e, ancora più importante, che sarebbe stato il Figlio dell’Altissimo.9

In questi pochi esempi di parallelismi tra la storia della nascita di Gesù e altri avvenimenti dell’Antico Testamento, vediamo dei collegamenti che puntano al miracolo meraviglioso dell’amore di Dio nei nostri confronti e dell’opera da Lui svolta nel corso della storia per offrire salvezza all’umanità. Gesù, il Figlio di Dio, entrò in questo mondo come regalo d’amore da parte di Dio stesso.

La sua vita, la sua morte e la sua risurrezione ci hanno permesso di collegarci a Dio in maniera più intima e personale di prima. Grazie a questo dono di Dio all’umanità, possiamo provare la gioia e la felicità di essere uno dei suoi figli e di vivere eternamente con Lui — il dono più meraviglioso e duraturo che esista.

LA RISPOSTA

Ricordi qualche occasione di quando eri bambino e volevi una cosa così tanto che sembrava non arrivasse mai? Poi, quando finalmente arrivava, non era quello che ti aspettavi, ma qualcosa di completamente diverso? È quello che il nostro Padre celeste ha fatto a Natale.

Dagli inizi dei tempi l’uomo ha desiderato qualcosa di speciale che rendesse la sua vita veramente felice e completa. Chi avrebbe pensato che tutto ciò sarebbe arrivato sotto forma di un bimbo nato in un fienile in un paese lontano? Fu esattamente quello che successe.

Dio esaminò ogni cuore umano che aveva creato e creerà, e seppe esattamente di cosa avevamo bisogno. Prese una parte del suo stesso cuore e diede forma alla risposta perfetta. Poi la mandò nel mondo e la chiamò Gesù.


  1. Luca 1,26–27
  2. Luca 1,31–33
  3. Luca 1,14–17
  4. Luca 1,12–13
  5. Vedi Genesi 16
  6. Vedi Genesi 17
  7. Luca 1,34–35
  8. 2 Samuel 7,9.13–14.16
  9. Vedi Luca 1,32-33