Un subbuglio

“Subbuglio” è la parola che mi viene in mente quando penso a lui. Non posso dimenticare la prima volta che lo incontrai. Ero nella sinagoga per il normale culto del Shabbat. Giuditta è un’anziana vedova con la schiena terribilmente deforme. Si era presentata davanti a questo rabbino ospite della sinagoga, invocando il suo aiuto. Un momento dopo era in piedi diritta per la prima volta in tanti anni! Com’era possibile?1

Lo vidi altre volte in seguito, di solito da una certa distanza. Ho una buona salute e un certo successo, così non seguivo i suoi progressi perché ne avessi disperatamente bisogno. Era più per il piacere di sentirlo parlare, di vedere il viso delle persone quando lui dava sollievo al loro dolore, le guariva e dava loro una speranza. Tutto in lui sembrava meraviglioso.

Non avevo il tempo né il desiderio di lasciarmi tutto alle spalle come avevano fatto alcuni dei suoi seguaci più intimi, ma ero felice di ascoltarlo quando le nostre strade s’incrociavano. Quando andai a Gerusalemme per la Pasqua, mi aspettavo di vederlo e infatti non rimasi deluso. Anche lì era tutto un subbuglio intorno a lui, quando entrò in città. Preso dall’atmosfera gioiosa, anch’io mi ritrovai ad agitare rami di palma con il resto della folla. Forse avrebbe davvero cambiato il mondo! Era un uomo buono e sincero e chissà, forse era davvero qualcosa di più di uno dei tanti maestri. Avevo sentito alcuni chiamarlo il Messia, il salvatore del nostro popolo.

Ma le voci che cominciarono a correre alcuni giorni dopo fecero sprofondare il mio cuore; dicevano che era stato arrestato. Quando udii che era stato portato davanti a Pilato, feci fatica a crederci. Condannato a morte come un comune criminale? Certamente non poteva essere vero! Che cosa aveva fatto per meritarselo? Chiaramente sapevo che i capi del tempio erano gelosi della sua popolarità e del suo successo, ma quello non poteva essere un motivo abbastanza buono per consegnarlo ai Romani.

Non potevo sopportare l’idea di avvicinarmi al luogo dell’esecuzione. Mi sembrava tutto così ingiusto. Più ci pensavo, meno riuscivo a capire cosa fosse successo. Aveva predicato un messaggio d’amore per Dio e per il prossimo; era andato in giro ad aiutare la gente. Aveva rinunciato a tutto per amore degli altri. Alla fin dei conti, Dio non avrebbe potuto intervenire e fare qualche specie di miracolo per salvarlo?

Volevo parlare della mia confusione con qualcuno dei suoi discepoli, ma non riuscii a trovarli. Si diceva che si fossero nascosti, così tornai al mio villaggio, ancora costernato. Sapevo che era impossibile che Gesù tornasse a girare dalle nostre parti e ne sentivo la mancanza. Quel meraviglioso maestro — pensai che dopotutto era stato soltanto uno dei tanti maestri — era morto e sepolto.

Sette settimane dopo ero di nuovo a Gerusalemme per il Shavuot — la festa che celebra la consegna della Legge a Mosè. Volevo ancora parlare dei miei dubbi ai suoi seguaci, ma ricordandomi com’erano spariti dopo la sua esecuzione, non avevo molte speranze di trovarli.

Sembrava che non fosse cambiato niente, né in città né dentro di me. Tutto era ancora cupo dopo la Pasqua e la città stessa sembrava avvolta dall’ombra, come se si sentisse in colpa per come molti dei suoi abitanti avevano sostenuto l’esecuzione di un innocente.

C’era molta gente dappertutto, compresi molti stranieri. Fu allora che li rividi e come c’era da aspettarsi, tutto era in subbuglio intorno a loro. Ero contento di vedere i seguaci di Gesù sani e salvi — contento per loro e anche per me, perché così avrei potuto chiedere loro cos’era successo. Ma prima ancora di avere la possibilità di avvicinarmi, uno di loro cominciò a parlare, chiaramente, a voce alta.

Stentavo a credere alle mie orecchie. Naturalmente sapevo che Gesù era stato ucciso, ma secondo Pietro era risorto dai morti! Lo ascoltai con stupore mentre citava le scritture e le spiegava. Criticò apertamente il modo in cui la folla era stata in disparte davanti alla crocifissione di Gesù, ma indicò una maniera per riconciliarsi con Dio: “Cambiate la vostra vita. Volgetevi a Dio e ricevete il battesimo nel nome di Gesù Cristo, così i vostri peccati saranno perdonati”.2

Parlò a lungo, spiegando ogni cosa e implorandoci di ricevere il dono di Dio. Non riuscii a parlare personalmente con lui o con uno degli altri, ma non ce n’era bisogno. Aprii il cuore in preghiera e presi la mia decisione. La miglior cosa che abbia mai fatto! Adesso sto collaborando con gli altri credenti a far sapere a tutti che Dio ci ha amato così tanto da mandare suo Figlio a morire per noi, perché potessimo essere salvati.3

Sì, Gesù causa ancora subbuglio.

  1. Vedi Luca 13,10–13.
  2. Atti 2,38.
  3. Vedi Giovanni 3,16.