Passa il favore

Stavo leggendo un articolo sul movimento «Passa il Favore», fondato da Catherine Hyde.1 Quello che mi ha colpito di più è stata la semplicità della sua filosofia. Nonostante tutto, spesso è difficile essere altruisti e fare qualcosa per gli altri solo perché qualcuno ha aiutato noi o perché vogliamo che il ciclo continui.

Molte volte nella vita mi sono sentita bloccata e bisognosa d’aiuto, e qualcuno mi ha dato una mano. Quando avevo diciannove anni e sono tornata dall’India dove avevo fatto volontariato per due anni, mi sono sentita distrutta. Mi piaceva il lavoro con i bambini svantaggiati e i sordomuti – e tutte le attività umanitarie in cui ero impegnata. Neanche fare la valigia è stato facile. Durante la mia permanenza avevo accumulato molte cose e la linea aerea imponeva dei limiti ai bagagli, così ho fatto stare tutto in una grossa valigia, una borsa come bagaglio a mano – più la mia chitarra.

Sono arrivata all’aeroporto di New Dehli tre ore prima, con il cuore gonfio; ero triste per la partenza, triste per l’addio alle situazioni e alle persone a cui mi ero affezionata.

Avevo telefonato in anticipo e mi avevano detto che potevo portare con me fino a 32 kg e che la chitarra contava come bagaglio a mano aggiuntivo. Arrivata al check-in, l’impiegata mi ha detto che per quel volo in particolare il limite era di 23 kg e che la chitarra non era considerata bagaglio a mano. Poi ha aggiunto che la mia borsa era troppo pesante.

Ero bloccata. Non potevo permettermi di pagare il peso in eccesso e non riuscivo a credere che ora mi dicessero qualcosa di diverso da quello che mi aveva detto l’ufficio.

Ho chiesto di parlare con un supervisore. Mentre lo aspettavo, ho notato che sembrava molto irritato per qualcosa e stava parlando concitatamente con tre persone diverse. Sapevo che era il momento sbagliato. Ho pregato disperatamente che Dio facesse qualcosa, perché non avevo idea di come comportarmi. Gli amici che mi avevano portato all’aeroporto erano già ripartiti e non sapevo cosa avrei potuto fare con i vestiti in più e con la chitarra, se fosse stato necessario.

Il supervisore mi ha chiesto bruscamente cosa volevo. Ho cercato di spiegare il problema più precisamente possibile e ho chiesto se potevano ignorare il sovrapprezzo, perché non potevo pagarlo. Ha rifiutato di fare eccezioni e mi ha detto che se non avessi pagato l’alternativa era perdere il volo o buttare l’«eccesso» nei rifiuti e salire in aereo.

Potete immaginare come mi sentivo. Distrutta. Indignata. Frustrata. Mi chiedevo perché stesse succedendo. Non era colpa mia se il loro ufficio mi aveva dato le informazioni sbagliate. Pensavo che sarebbe stato semplice per il supervisore dare il permesso, specialmente dopo avergli spiegato che ero una volontaria che aveva dedicato due anni ad aiutare il suo paese.

Poi qualcuno mi ha chiesto cosa c’era che non andava. Ho spiegato tutta la storia, dal motivo per cui ero in India al problema attuale. Gli ho spiegato anche che avevo chiesto aiuto al supervisore, ma lui non sembrava dell’umore giusto per aiutare.

Ho scoperto che questo signore lavorava per un’altra linea aerea e conosceva il supervisore. È andato a chiedergli se poteva farmi salire con il bagaglio in eccesso. No, il supervisore aveva problemi più grossi di cui occuparsi.

Questo signore si è fermato a pensare un attimo, poi mi ha detto: «Pagherò io il sovrapprezzo. Prendo anch’io questo volo e sarebbe un peccato se tu lo perdessi, dopo tutto quello che hai fatto per il mio popolo!»

Sono rimasta colpita, sollevata e molto grata.

Durante il volo mi sono seduta di fianco a lui e mi ha spiegato che quando era giovane, più o meno della mia età, si era trovato in una situazione simile. Qualcuno si era avvicinato e gli aveva chiesto se avesse bisogno d’aiuto. Lui aveva spiegato il problema e l’altro gli aveva pagato il biglietto del treno e poi gli aveva chiesto di passare il favore.

Quando mi aveva vista camminare avanti e indietro si era dispiaciuto per me, perché aveva tre figlie. Una di loro era in viaggio per l’Inghilterra proprio quel giorno e lui aveva pensato a come si sarebbe sentita se fosse rimasta bloccata e in bisogno d’aiuto. Ecco perché aveva deciso d’aiutarmi.

Era contento d’averlo fatto, non solo perché era stato aiutato anche lui da giovane e sentiva che era il suo turno di ricambiare il favore, ma anche perché sapeva che era la cosa giusta da fare. Sapeva che Dio ci tiene sempre d’occhio e che se le sue figlie si fossero trovate in una situazione difficile Dio avrebbe sistemato le cose anche per loro.

Quest’uomo ha passato il favore, mi ha tolto dai guai e ha avuto un vero impatto sulla mia vita. Da allora ho sempre fatto del mio meglio per aiutare gli altri. So che è la cosa giusta da fare, ma è anche perché qualcuno l’ha fatto per me. Dunque, diamo dal profondo del cuore e passiamo agli altri la bontà e la gentilezza dimostrata a noi.

  1. Autrice del libro La formula del cuore da cui è tratto il film Un sogno per domani.